DUE

"Un respiro di piombo mi si infilò tra una costola nonostante la camicia a fiori..."

 

ITEM di Victor Cavallo

ITEM 1 | ITEM 2 | ITEM 3

Fase 4 scena numero Due entrano in campo il mattino e la lontananza.
Bestemmiava e guidava una piccola volvo colore bordeaux. Scendeva viale Giotto costeggiava le mura e vedeva il cielo celeste. D'improvviso comprese d'essere solo, solo come tutto come lui come automobile come cielo come sigarette. E bestemmiava. Gli sarebbe piaciuto pinnare e ficcarsi dentro la piramide togliersi da dosso la puzza di quella falsa stella che l'aveva accompagnato tutta la notte come un deodorante da autostrada. Certo sempre meglio della merda, come la scuola di Barbiana, come la barba fatta un tranquillante uno stronzo bloccato prima che possa dirti buongiorno, mi chiamo Nike e sono il tuo angelo cacacazzo. Posteggiare stanca. Si sistemò in tripla fila disse Kapo poi ebbe come una vertigine. Gli sembrò che erano morti amici familiari fratelli case ebbe l'impressione di non avere mai guidato nessuna piccola volvo colore bordeaux, per farla breve, si sentì, di primo mattino, un osso di seppia un mantice spaccato. Bene. Si riaggiustò la giacchetta sulle spalle e curvò. Verso la salita alberata che costeggiava il vialone dove c'é il ristorante la villetta il bar con cupole e ombrelloni. Senza farsene accorgere bevve mezza paracodina e caricò il revolver. Una piccola luger color bordeaux. Si può dire che accompagnata all'amaro e a un bicchiere d'acqua fresca a parte, metà storia era fatta e respirò profondamente come un figlio di puttana che si sente finalmente solo, libero intendo, falsamente certo, come il tram sulle rotaie, ma ora sapeva se non altro che ora era perché visto di sguincio l'orologetto serio faceva il suo dovere. Era insieme un attimo prima e uno dopo, come un frocio, un cocomero snasato, un sorcio diviso a metà. Si sentiva bene e respirava a profondità questa calma paracula che non faceva che sfuggirgli via da tutte le parti, sangue che scivola via da tutte le vene. Io sono finalmente il mignottone

Troppo spesso sbattono contro gli angoli le emozioni danno capocciate agli spigoli contro le ossette dell'abbacchi contro un crudele tacco a spillo contro i tragitti che conosciamo (non è più uno scoglio).

Contano numeri quando sei a terra poi sette otto nove infine in piedi specchio se sono gonfio é perché bevo se bevo è perché caco (tè) se caco è perché giro intorno in tondo ma credimi dissi mi ricordo ma é una tale stronzissima solitudine che davvero Essere soli come i bambini disperati dalle streghe come i ragazzi disastrati dalle seghe come i marci adulti rincoglioniti dalle non fughe (daccelo il culo daccelo comunque) Ieri fu fantastico eppure tremavo già per dopodopodopodomani ancora. Beh uno dice: sei un cacasotto. Lei nervosa nemmeno rispose. Disse: Ebreo di merda viscido topo. Oh tutti a dirle e dai e dai non dire così. Ci fece vedere la sorca urlò bastardi forza lazio addio (venne un ussaro altissimo la prese e la condusse a Waterloo) a guardare l'atroce pianura la curva maledetta dove é morto Jmmi Din quell'alba rosa che ti si aggrappa addosso come una ventosa quel mostro che ride dietro i sogni quella gran ficona dai capelli verdi. Io per me direi quello che dicheno tutti Santa Maria li mortacci tua per essere un poco calmi bisognerebbe come fa il diavolo vedere le cose da dietro le spalle (Tu sai noi siamo quelli che siamo perdonati perché non sappiamo noi siamo un disastro annunciato noi siamo la catastrofe e il dopo di ogni cosa noi siamo la rosa l'amatriciana il lutto i cardinali verdi noi siamo i bambini dell'asilo di torbellamonaca. Violenti timidissimi dolci disperati così vi voglio in campo come negli ultimi finali quattro minuti di Roma-Fiorentina (cigola l'altalena nel vento buio di dogali al confine tra Maddalena e Germano). Le lacrime mischiate alla sciampagna, dicono che così finì la vita di primavera nella campagna compagna un gruppo di ciclisti in furiosa volata s'affollano i ricordi il sibilo dei treni e l'abbaiar dei cani e camminare, sempre, avanzare lungo la linea che non separa niente A fine battaglia hai goduto amore ti ho dato un pizzico di gioia qualche volta (ma come prima due fragolette di bosco e mò nun sarai mica diventata democristiana?) CAZZO da tutte le parti arriva il vento e la bandiera non si sa dove...

continua

ecchime, victor cavallo

ATTENZIONE!
E' in uscita "Ecchime" - Antologia Sinfonia di Vittorio Vitolo in arte Victor Cavallo
Stampa Alternativa 160 pagine, 9 euro

Vittorio Vitolo in arte Victor Cavallo - Poesie

L'amico immaginario
di Nico D'Alessandria

Activitaly I Infocity I Servizi turistici I Itinerari I Eventi a Roma