Fase 4 scena Uno
Ero solo sui tapis roulants che portano alla stazione Ostiense a piazzale
dei partigiani un tempo una giornata particolare piazzale Hitler.
Qualche mese fa qui hanno accoltellato uno scellerato barbone. Vestiti
e spiccioli. Prima anche vendevano sigarette monopol e la notte attorno
al bar i tassinari falsi giocano a zecchinetta. Ero proprio solo e
intorno i colori ai muri lo scorrere lento l'odore di immobilità.
Era tutto diritto e grigiastro come una divisa sporca, tutto dritto,
invece era una curva di solitudine sociale. Se ne veniva fuori persino.
Mentre pioveva e i nomi delle strade erano sempre più assurdi e una
fogna immensa impediva d'arrivare al giornalaio e il bar di fronte
puzzava di paglia bagnata che era poi la stessa puzza dei tramezzini.
Come pioveva. Un mio amico quando è così dice "tempo da poeti" ma
no era di più e di meno insieme come sempre quando qualcosa sembra.
E' arrivato un romano zoppo e vivace come un ragazzino, io ero seduto
sotto la pioggia che diventava gnagnarella e bagnava il messaggero,
il giornale. Dice ma tu nun sei piripì piripé e così e cosà nun t'aricordi
quella vorta ar fico ecc. Si chiamava Roberto e diceva soprattutto
questo io bevo e pippo la donna m'ha lasciato e quando qualcuno tradisce
una volta tradisce sempre. Vuoi una sigaretta cubana me l'ha data
una bella fica che te bevi? Damme un consiglio. Lentamente smosciava
la pioggia che invece prima aveva ripreso a bestia. Lentamente veniva
fuori un grigio come da sotto le ascelle degli sfortunati, intendo
un camminare che senza che me ne accorgessi diventava malignamente
ancora una volta tapis roulante. Il premio era un avocado duro e stasera
che faccio e una voragine che faceva scomparire ogni cosa, per dire
certo, perché la stazione dei treni era lì, ferma, col suo orologio
fermo, poetico, rotto. Qualcuno s'era alzato di colpo dalla panchina
e gridava: se fosse solitudine se fosse solitudine. Allora? C'era
uno lì seduto il padrone di un kioskobar e presidente dei pastai e
capo dei commercianti e non so che cazzo altro io scherzavo che dicevo
che era il capo di tutto, grasso, bei giubbotti, un motorino nuovo
a settimana, romanista e mi urlava: ma che cazzo vonno sti laziali.
Io sorridevo come un guidabus che dimentica la strada. Già lui era
a capo di una association credo di nome XXX e chiacchieravamo spesso
insieme di calcio e dei vecchi quartieri, lì c'era quello, lì c'era
questo. Sapeva tutto e inoltre al tavolino non mi faceva pagare la
differenza. La moglie sempre in grembiule celeste. Lui viene e va,
telefonina, firma assegni cambiali non lo so. E' un kiosko vicino
alla curva del tram numero trenta, lì gira piano e si riposa al capolinea
come un tonno ubriaco, come me. Per essere così, sia come curva che
come tonno ci vuole qualche morto alle spalle, davanti cioè Mi disse:
non si possono scegliere sempre le strade che vuoi d'un tratto sei
a collatino e sei a collatino poi a tiburtino poi a casilino poi sulla
tuscolana a piazza irnerio alla piramide al baretto ti sembra disse
d'essere come al centro di una rosa (era un mercatino dove vendevano
scatarri e marlboro cattive) invece l'indirizzo se cerchi scaldabagni
usati o il pullman per velletri il bus per lo stadio la salita verso
la farmacia la discesa per il tabaccai l'infinita tremolante pianura
di via palmiro togliatti l'osteriola da puppo anche se vuoi andare
non so cazzo dove tipo cacciatore di nuvole (ebbene ebbene l'incalzavo
io allora insomma in finale che? che la geografia é più o meno crudele
della storia matematica biologia scarpe di lusso padiglione maxifaccillo
trapani disastri sfratti città senza mura) disse non vorrei essere
subculturalmente pomeridiano, ma sei in un luogo e vai in un luogo.
E' un'illusione cretina essere ansiosi per felicità, essere cattivi
è meglio, rinunciare ai saluti, stare da soli come i gatti contropelo,
visto e vidimato che ogni luogo é luogo, non scherzo più. Cazzo. Dalla
finestra intesi una ragazza che chiamava Maurizio e come se niente
fosse m'ero comprato una scatola di riso con sopra disegnata una bella
mondina. Stasera all'olimpico gioca la Roma e lei disse se continui
a fantasticare tournee in finlandia ti stacco le palle. Rideva e aveva
gli occhi come i fuochi d'artificio finali. No. Non scherzo più. Né
piattole giganti né bruscolini rosa. Correrò scosso il palio ascolterò
zucchine foglie e radio solo musica italiana. Mi disse che il mio
era un rocchettone destinato a mai sciogliersi. Non domani é un altro
giorno oggi é un altro giorno. Le dissi si. Le vedevo diventare sempre
più vane le littles illusioni quotidiane le cupole il giornale i calmanti
gli eccitanti le voci lontane come se m'amassero di più perché non
c'ero più. Di notte d'improvviso mi cucinai riso e zucchine. Sapevo
di scendere e salire dimenticare e ricordare e possedevo un serramanico
terribile (io un passeretto)......
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