Ecchime Victor Cavallo - CONTRIBUTI

...dicono che dentro il cuore fu trovato il seme della bomba nucleare...

(Aurora, pagina D)

discesa dellagarbatella

Ecchime
antologia sinfonia
 

a cura di Paola Febbraro  

con Simona Barberini, Roberto De Angelis, Alessandra Vanzi, Marcello Baraghini, Mario Romano, Massimo De Feo e Rosellina d’Errico, Carlo Duca, Paolo Grassini, Corinna, Marco Solari, Piera Gennari, Maria Paola Fadda, Pier Paolo Dimino, Fabio Zanello, Romana Cedraschi, Giovanna  Febbraro, Paolo Morelli, Patrizia Bettini, Stefano Maksan, Luca Fantasia, Gabriele De Marco, AnnaMaria Farabbi, Carlo Bordini, Rossella Or, Roberta Spadoni, Pascal, Fabio Ciriachi, Roberta e Roberto di Nuovi Equilibri, il tabaccaio di via Enna (possessore di una fotocopiatrice, tifoso giallorosso… e di Victor), il bar ‘Bella Napoli’, la statua del Metastasio a Piazza della Chiesa Nuova, Ponte Mazzini sul Tevere, Santa Maria in Trastevere, la fermata della metro di Piazza Vittorio, il silenzio di Piazza Bernini, la fontanella di via Gioacchino Belli 72, Piazza dei Siculi a San Lorenzo, il trenino per Ostia, Porta Metronia, l’uscita della metro alla Laurentina, Piazza Farnese, Prato, una casa, il manifesto apparso sui muri di Roma con la foto di Agostino Di Bartolomei, Simone Carella, la generosità e l’affetto di Elena Vitolo e Luisa Giagnoni, il coraggio di Emiliano  

Questo non è l’elenco degli amici di Victor  Cavallo,  ci sarebbero volute pagine e pagine per nominarli tutti. Sono i nomi di quegli amici vecchi e nuovi che durante i tre anni di lavoro sugli scritti di Vittorio fino alla realizzazione di questo suo primo libro hanno ‘aiutato’ ognuno a suo modo la curatrice e i curatori anche solo con la loro buona energia. I luoghi citati non sono quelli

non sono tutti quelli attraversati da Vittorio in tutta la sua vita ma solo quelli in cui la curatrice ha sentito più forte la sua presenza mentre lavorava al suo libro: Vittorio seduto a scrivere o camminando solo.

 

disegno di Victor Cavallo

disegnetto di Victor regalato a Nico D'Alessandria

 

 
Minestra d’amore

Ho visto cose che. Ho appreso, una sera a cena due o tre sere fa, da una Poeta con tanto di laurea e tanto di cappello, che far bene poesia è come (per i Gran Cuochi) saper fare una patata bollita proprio per bene, bollita proprio al punto giusto.
E la scoperta mi ha riempito di sgomento.
Ho aperto allora, nel dopocena, per confortarmi, questo strabiliante (e non sapevo quanto unico e off) poeto-palinsesto di Cavallo, Victor; ricostruito, post-mortem, quasi dal nulla, con passione e rigore impagabili da Paola Febbraro; e trasudante (oltre che, certo, di sconvolta passione per una “sorca” che è categoria dello spirito) di sballi in bulimia, di cucina abnorme e finte da mezzapunta situazionista (tipo, Maradona in trip), dello “sbandare in curva” di “poetesse volanti”, e d’ingredienti e cibi da “ammassare” nello stomaco (“un brodino d’aragosta qualche ostrica profumata tartine con trota /affumicata taglierini al tartufo filetto (vero filetto morbido) al / cognac” ecc.), interiorizzati come una metafora concreta (“un sospiro del cuore un bruciore come un scishkebab), o sempre in metamorfosi (“riguardo alle zucchine poi ai fiori di zucchine essi rassomigliano / ai capelli di Barbara al fidanzato di susanna agli occhi di C. quando / traballa – chi non traballa?”); e ho letto (citato in prefazione) il ricordo che Alvin Curran dà di lui: “girava per il centro di Roma a raccogliere frammenti di frutta buttati, odori di cucina, parole di passanti sconosciuti, tips giocate al totocalcio, biglietti Atac scaduti, sogni e fragranze di belle ragazze e di bei ragazzi, monete straniere perse tra i sampietrini insabbiati, carciofi fritti sul pavimento, cocci verbali di ogni provenienza […] e con tutto ciò faceva la sua minestra ‘de jour’, una minestra d’amore”. – E ho ricordato, anche, quanto grande fosse stato, Victor, nelle famose nottate di Castelporziano (1979, festival dei poeti), da lui presentate funambolicamente mentre, sotto il palco, gli ultimi fuochi (già quasi fantasmi) dell’ala creativa del ’77 avevano lasciato a bollire, contro-festival (contro specialmente la sospirosa poesia nazionale lì convenuta), un improbabile minestrone, appunto.
Caduto in questo mondo nel maggio del ’47, e partìtone nei primi giorni dell’anno 2000, Victor è noto, certo, per la sua attività attoriale (cinema e teatro, con propensione al soliloquio anarco-cabarettistico); ma ancor più forte della sua fama di uomo di spettacolo, è il mito che, ‘contro’ lo spettacolo (situazionisticamente e poeticamente appunto), sempre di più s’è avvinto alla sua figura: il mito dell’artista totale dell’istante (“il mondo somiglia a un’illusione / è arte ogni istante e non capisce niente”), e della struggente malinconia della sua modificazione (“e tutto quel poco quel nulla quel moltissimo che è stato oggi / lentamente diventava il frutto di un’altra stagione”). Una coscienza artistica anarchicamente ‘alternativa’ (persino a se stessa), che ha abitato tutti i sogni di sbandamento e insomma di ‘controcultura’ (ma il termine sta un po’ stretto ad un poeta-totale come Victor): che li ha abitati, mimeticamente, nell’incantato disincanto del mimo che, ancora in trip, sappia come “nel regno dei sogni morti” i sogni vivi restino di là da essere raggiunti (“ma sì facciamo vedere che abbondiamo, che sognamo dimenticando di sognare”), e comprenda ormai la sua stessa “città alternativa” come null’altro che “il bordello accanto al lager”.
Se, in un estremo paradosso dell’attore, Victor recita, forzando (storpiando) Rimbaud: “gli altri sono io (così diceva un poeta se non sbaglio)”, il punto è innanzitutto l’infedeltà, il deliberato asintattico (e ortografico) ‘errore’, che si produce per via quella metamorfosante somma di contatti, che di un corpo è la vita (e il ‘récit’). Ma soprattutto (ultimo paradosso), è la solitudine del corpo, tanto più del poeta-mimo: quando, “per corpo intendo dire la persona / e la strana piccola invalicabile / distanza che separa dai fatti”.

Tommaso Ottonieri
[in “Carta”, 3-9 aprile 2003]

 

 

Victor Cavallo intervista

 

Sonetti a Dioniso


IV

Aurore sacre, azzurre strade ardenti
Di canti in fiore e nidi d’infinito..
Ti vollero gli dei troppo perdenti
Vittorio mio di umanità smarrito.

Ci resta Roma come un campo spoglio
Di rose tempestata e travertino,
E un popolo fatta plebe da un imbroglio
Che non vede Anassimandro in Tommasino.

Tanto ci manchi, ma gli dei ti amano.
Tu hai fatto sì che i sogni si vedranno.
Più soli non saremo nel partire.

Io spero i settecolli canteranno
Le tue strofe ribelli che preparano
Gli spiriti di gioia e l’avvenire.

Roberto De Angelis

 
 

Roma luminosa 2003

Per Noi ! e Vittorio Cavallo

Il primo passo del PAVONE

per il 3. Millennio

Il segno è il VERBO

l’ente, l’ente

come un soffio da lontano

si è posato in Terra !  

Romana Cedraschi  

E' facile dire addio

basta diventare stronzi.

Io guardo le persone che passano sotto i portici senza dirlo

ognuna è un addio 1000 volte stronzo

Victor Cavallo - Ecchime, pagina 144

 

Questa è il testo di una lettera che mi scrisse Anna Maria Farabbi, poeta e amica, da Perugia nel febbraio del 2000. Le avevo dato alcune poesie di Victor che AnnaMaria aveva incontrato e conosciuto per la prima volta  durante il Festival dei Poeti che si era svolto ad Ostia Antica nel luglio del 1999. Anna Maria era tra i poeti invitati e Victor, insieme ad Alessandra Vanzi, aveva presentato in quella lunga e intensa notte, ciascun poeta.
Paola Febbraro

Ieri sera, appena un giorno dopo dal nostro incontro a Roma, ho aperto il fascicoletto di Victor.
Come se lo guardassi su quel palcoscenico di Ostia. La voce. Ero molto stanca e il mio gesto di apertura è stato spontaneo ma non intenzionalmente decisivo. Giusto uno scorcio. Un’occhiata. Poi le prime righe e le prime righe mi hanno imposto di sedermi. A tirare il passo della lettura fino all’ultimo verso con commozione, meraviglia, rispetto, sacralità. Ho chiuso.

L’ho fermato sulla scrivania. Ho chiuso la luce dello studio. Mi sono imposta di andare a letto. E ho detto in me con un nodo alla gola:"Quell’uomo era libero. Dio mio ho ancora ancora e ancora da imparare sulla libertà e sulle sostanze dell’amore"   La grande poesia non ha palcoscenico. Ha terra. Non ha microfono perché è potente in se’. Una cosa grande. Un terremoto ai polsi. Dai primi versi non l’ho visto più su quegli assi di legno ad Ostia. Che lezione! Riaprirò la luce dello studio stasera per imparare, asina che sono.
(…) ricordandoci che "bisogna essere nudi e leggeri per portare armi pesanti" (Cristina Campo insegna e Victor testimonia).Umiltà gusto del fare e concentrazione.

Anna Maria Farabbi  

 

 

 

Una raccolta di poesie e racconti come al cinema o al teatro, dunque un libro per tutti i ragazzi e per nessuno, incontrando Godard e Rimbaud, Nietzsche e Corazzini, e, magia delle analogie, papà Socrate e Scarface, ma non solo, prima di prima, fin dal tempo dei presocratrici, prime prove della temporalizzazione dei sogni la Poesia ha congiunto in Parmenide e Cavallo… bellezza e verità: attraversando tutto il medioevo di Dante e di Villon e dopo dal novecento dei ‘Quaderni Colorati’ in poi fino a queste nostre aurore beat e mediterranee dove isole greche, strade romane e colline etrusche hanno la stessa luce. La stessa luce di queste pagine, dove i ditirambi, i pentametri e gli esametri si dissolvono in fotogrammi e immagini di lunghe carrellate panoramiche, il cinema appunto con cui racconteremo il Novecento, ma ancor più del cinema il verso di Cavallo ricorda la struttura greca antifonale del coro, in cui i verbi i sostantivi e i complementi lottano e si alternano disponendo dello stesso tempo del respiro per esprimersi. E’ il tempo del “dover essere”, il verbo a cavallo, participio futuro passivo o gerundio del genio latino. “Laudanda est”, (ognuno di noi deve avere una coroncina per celebrare); così pensava tra sé e sé attraversando inferni e paradisi di antichissimi insediamenti stabili: capanne abitate da zingari, litorali ciechi e basiliche di papa re e imperatori. Mattatoio poetico di fine e nuovo millennio in un eterno fuggire e ricercarsi tra catastrofi ed annunci di nuovi miti e nuovi dei, scrittura che commuove fatta urgente struggente (nel tramonto disperato bello solitario) prima che scompaia il senso della totalità delle cose. ‘Ecchime’ canta così il crepuscolo di magie e analogie, la fine dei sogni e dei dollari; il saccheggio violento perpetrato nel supermarket della mente dei bambini. Fine della fine. Tutti i giocattoli rotti. Ma il divino fanciullo continua a giocare, perché come lui dice: per immaginare una vita ce ne vuole un’altra: carattere e destino di quell’essere dell’esserci che il poeta sempre è, vergognandosene anche pudicamente a volte (“i poeti sono i peggiori, inutili. Maledetti!”). Comunque finché l’Ecchime c’è, cioè finché è la possibilità di sentire e capire le cose… nel bel paese di Anassimandro e Tommasino dove si racconta tramontava un giorno un Sole: c’è Apertura dell’essere. Se invece l’Ecchime che è l’uomo non esiste allora queste poesie non sono né comprensibili né incomprensibili. Allora non si può dire né che la poesia sia né che la poesia non sia. E’ invece ora, nell’ascolto e nella lettura, che ognuno di noi può dire, con tutta gioia, che tutto questo piccolo o grande che sia, passeretto o Allah, ci sarà ancora anche Allora.

Roberto De Angelis

 

da Simona Barberini

Vic è stanco... ma de che!

Vic è un boxer all'antica che ama i mozzichi di Re Tyson...

king kong 2

la fine dei sogni animali

Vic è innocente come i suoi sparuti passeretti

Vic è una visione sciamanica della natura e ci dice: lasciatevi scivolare
via la sozzura... anche se la vedete e sapete... lasciatevela scivolare via

 

 

Sonata rossa per Victor

Stavi a un passo da noi a consumare in silenzio le mani sui fogli
facevi finta di non vedermi o proprio lo sguardo miope ti porta
ad essere lontano da quel me che un giorno ti rubò del tempo
in un bar vicino alla stazione.
è che io proprio ci tenevo a vederti salutarti sapere come stavi
e poi lì sotto la statua di Giordano Bruno così grigio
come bastonato dall’aria di Roma
con gli altri a leggere dei versi
a volte turbati ed eccessivi ma con dentro purezza e passione
come se non si spegnessero mai e seguitassero a dirsi e ridere sotto
poi quelli seduti con le teste alla dechirico: lucide merlettate e serie
il profilo da professori stitici che non hanno mai voglia di soffrire
e che tu, Victor Cavallo, qui non ce li avresti voluti, o almeno.
Poi il vino rosso che era un miscuglio
di mali endemici e la piazza (il campo)
vuota anche se la gente arrivava ancora e faceva ressa per entrare
per questo i miei pensieri d’odio e d’amore prima di partire
li lascio scannati a terra, li regalo al primo che passa
a un turista giapponese perché questo spettacolo svitato
sa troppo di vecchia osteria trasteverina e poi un giorno diranno
ecco, avevi ragione anche se la colpa seguiterà ad essere soltanto
mia e ora qui a Campo de’ fiori devo riconoscerlo
anche se seguito a farfugliare masticando i denti le labbra la lingua.

Alessio Brandolini da Il male inconsapevole (Il Ramo d’Oro Editore, Trieste 2005)

 
Pane per Victor Cavallo

Sulla porta del locale era affisso un foglio, formato A4. Non ricordo se l’immagine fosse stata in bianco e nero o a colori, ricordo però che mi colpì istantaneamente. Un ragazzotto della mia età in perfetto stile borgata anni ’70. Una smorfia che mi era familiare e sullo sfondo dei palazzi, con il cielo di una città ancora da costruire.
Ecchime
Victor Cavallo, Antologia Sinfonia..
Sulle prime non capisco cosa sia, un film, un cortometraggio, una spettacolo teatrale, un cd, un libro..si un libro, ma di cosa.. chi osa spezzare il tempo e proporsi con un Ecchime..
Cavallo nelle periferie è un termine che ricorre, chi non ha un cavallaro (il giocatore di cavalli..) nei paraggi, chi non ha mai sentito in lontananza urlare con voce rauca e insolente “A Cavallo..e nnamo scenni..”. Per me, nato e cresciuto a Pietralata – “..la divina Pietralata..” - è stato come un richiamo. Se in quel libro c’erano scritte delle parole, avrei cantato alcune di quelle parole, avrei dato loro il volume, il fiato e la forza di esserci. Uscire dalla borgata..Ecchime!
..e poi il viso del ragazzotto sulla copertina del libro mi sembrava conoscerlo, di averci addirittura parlato.. ma chi era?
Stampa alternativa, compro il libro.

Sdraiato sul letto, ho il libretto tra le mani ed una matita.
Sfoglio velocemente fermandomi sulle poche immagini, le righe, la strana impaginazione, annuso la carta, qualche parola qua e là. Non mi ero sbagliato.
L’avevo visto quel viso, maturato nella vita di un uomo, ma è lui..Victor Cavallo, un attore. Ricordai di aver visto una sera un film che narrava i problemi esistenziali di un uomo come tanti, ma vero, senza trucco, con le sigarette ed il portacenere, il sudore di una stanza, i vestiti consunti.. (più tardi seppi si trattava della pellicola L’amico immaginario di Nico D’Alessandria )..come in un giardino, a ritrovare i sassolini lasciati..
Cerco le parole, le “mie” parole..
Scarto, sottolineo, faccio segni..non è facile, le visioni si susseguono, aprono spiragli perfetti poi si chiudono e riprendo..arrivo
“Ero in provincia di Messina (bellissima dimenticata offesa) e svenni non so perché, non avevo bevuto né altro ma di colpo caddi come un cane fucilato.[...] ..quando ripresi non ho mai sentito tanto silenzio..”
Trattengo il fiato e leggo, proseguo, leggo e non respiro leggero e intenso, tengo duro, tieni duro..come il marmo Victor..la prosa si espande, si meraviglia..si tiene
“Sognai Ghandi che mi faceva una carezza..”
Piazza Vittorio / Dobloni d’oro..
“Sul viso le passò una nuvola fredda e lentamente si rimise le scarpe.

fine

Si

. . .

- Al momento non esiste una registrazione ufficiale del pezzo, lo eseguiamo dal vivo ma grazie alla cortese disponibilità di Emiliano Vitolo, contiamo di inserirlo nella prossima pubblicazione. La presente versione è una registrazione di fortuna realizzata nell’estate 2004 a Cropani, paesino dell’entroterra lucano.
Cliccare sul titolo "Item_pane" per l'ascolto ( brano da 438 K)


Pane
Claudio Orlandi, voce
Maurizio Polsinelli, pianoforte
Vito Andrea Arcomano, chitarra acustica
Claudio Madaudo, flauto traverso
Ivan Macera, batteria

www.progettopane.org

 

La BandaJorona ha realizzato un disco di canzoni romanesche "malandrine", e all'interno del CD hanno pensato bene di fare un omaggio a Victor, dedicandogli di fatto il disco.

( Bianca Giovannini: voce - Davide Baldi: fisarmonica - Stefano Corradi: clarinetto [1-7-9] clarinetto basso [3-8] - Giuliano Verganti: contrabbasso [1-5-6-7-10-11] - Ospite:Armando Illario: fisarmonica, cori [9])

"Chi nasce a Roma resta inevitabilmente permeato dallo spirito della sua città. Uno spirito che nel tempo si è espresso con mille modalità e con scenografie differenti: dalle mura dipinte delle osterie alle celle delle carceri cittadine, dai luoghi del turismo più becero ai palazzi di borgata, dai teatri risorti ai tinelli piccolo-borghesi. Epoche diverse, contesti e contenuti differenti, un popolo in continua trasformazione, che sa inglobare il diverso e mantenersi sé stesso: questo è il magma da cui emergono canti, melodie, “fattacci” narrati come gesta epiche, prese in giro del potere, canzoni romantiche e piene di nostalgia per qualcosa che, irrimediabilmente, va fuggendo.Un viaggio nella musica e nelle storie d'amore, carcere e coltello, espresso con la vena sanguigna e romantica della città di Roma. Una ricerca accurata, una messa in gioco musicale e recitativa per voce, fisarmonica, clarinetto e contrabbasso, un ancestro ottocentesco di osterie e "passatella", gioco di vino e coltelli.

1.Accusato a tradimento(trad./trascr. A. G. Perugini)3'39" - 2.Alla lungara(L. Giansanti)4'54" - 3.Tanto pe' cantà (E. Petrolini)3'49" - 4.La stringa(trad./trascr. A. G. Perugini)2'54" - 5.Er bove Rosello(tradizionale)3'29" - 6.Er barcarolo(P. Pizzicaria / R. Balzani)3'52" - 7.O lima sorda(trad./trascr. A. G. Perugini)2'30" - 8.Sempre(M. Castellacci/F. Pisano)3'50" - 9.La pizza calla calla(tradizionale)4'26" - 10.A tocchi, a tocchi(trad./trascr. A. G. Perugini)4'15" - 11.Sante Caserio(versi di Pietro Cini/trad.)4'46"

(godagoda) è una nuova, minuscola etichetta. Vicina ai musicisti e a quegli ascoltatori che hanno vero interesse per la musica e il lavoro musicale, ricerca nuovi parametri di qualità. Crede che un disco per essere bello non abbia bisogno di una produzione costosa e complicata, e per questo ha scelto di restare aderente alla musica suonata e all'impatto acustico dell'esecuzione in pubblico.

BandaJorona - info@bandajorona.it - + 39 349.8697164

(godagoda) records - gocd 002 © 2004 – tel + 39 02.29536154 via Lecco 3, 20124 Milano Italy  www.godagoda.it - info@godagoda.it


©1999-2003 ActivItaly- Roma